Lo sviluppo economico partecipato: una sfida e una prospettiva per la città metropolitana di Bologna

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Dopo sette anni di crisi il modello economico produttivo della città metropolitana è in continua e forte trasformazione e i dati che continuamente possiamo monitorare ci informano che l’equilibrio è ancora un obiettivo lontano.

Il modello economico produttivo della città era centrato su un presupposto fondamentale di piena occupazione: attraverso la piena occupazione si costruiva il senso della redistribuzione del reddito prodotto e il senso più complessivo del sistema di welfare nonché della costruzione del capitale sociale territoriale.

La crisi ha portato con sé una trasformazione radicale di questo modello (o forse semplicemente accelerato un processo inarrestabile di più lungo periodo) attraverso il diradamento del capitale produttivo del territorio e le conseguenti pesanti ripercussioni sull’applicazione del concetto di piena occupazione. Oggi non solo la densità del sistema produttivo territoriale è molto inferiore rispetto al passato (meno imprese, imprese più piccole e imprese più fragili), ma anche le occasioni di occupazione sono molto inferiori (minori opportunità occupazionali, forte espulsione di figure obsolete e difficile reperimento di competenze aggiornate, occupazioni a tempo determinato, lavori più flessibili e posti di lavoro meno stabili).

Questo aspetto peraltro, interessa non solo i settori più tradizionali e tecnologicamente più arretrati, ma anche i settori innovativi come quelli nell’economia dei servizi e quelli nell’economia verde o “circolare”.

La città metropolitana di Bologna si sta definendo come entità istituzionale in un contesto complesso di integrazione fra comunità molto diverse di un territorio vasto e variegato. La tentazione di costruire un organismo che svolga semplici funzioni di coordinamento e che al massimo possa caratterizzarsi per essere il soggetto che realizza una razionalizzazione dei servizi alla cittadinanza è molto forte. Il limite di questa impostazione è noto: perseguendo obiettivi di efficienza statica e lasciando da parte il problema della messa in comune delle risorse per una massimizzazione del valore che la città nel suo complesso può produrre si perde la possibilità di realizzare economie di scala nello sviluppo, e quindi di raggiungere l’obiettivo dell’efficienza dinamica, e contemporaneamente ci si concentra su attività di gestione anziché di indirizzo e pianificazione.

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La domanda che a breve termine sorgerà impetuosa è la seguente: ne valeva la pena?

Per uscire da questo rischio la città metropolitana deve assumere su di sé il compito di definire le linee strategiche dello sviluppo del territorio e per farlo deve legittimarsi come soggetto presso la cittadinanza.

Lo sviluppo economico è un pezzo importante dello sviluppo del territorio, molti dei progetti di investimento di valore strategico per lo sviluppo economico richiedono una regia ampia e una forza d’urto negoziale molto rilevante, la riorganizzazione del governo del potere economico sul territorio (con la riforma delle Camere di Commercio) ha un impatto profondo, nuove clearing house sono da impostare per garantire la governance economica locale.

Sono temi di portata costituente che non possono rimanere chiusi all’interno dei consolidati circuiti decisionali cittadini, dove per forza di cose è facile prevedere tenderanno a prevalere logiche di difesa degli interessi costituiti prima di affrontare percorsi di riorganizzazione e ridefinizione degli assetti.

L’area Sviluppo territoriale e Lavoro di Laboratorio Urbano ritiene di poter contribuire alla riflessione organizzando un ciclo di incontri sui temi dei progetti di sviluppo per l’economia del territorio della città metropolitana, in cui i soggetti titolari di potere decisionale sugli argomenti dello sviluppo economico si confrontino con l’idea di una modalità di partecipazione dei cittadini alle decisioni sui progetti di rilevanza strategica per la città e con l’idea di una realizzazione dei progetti di sviluppo (sia quelli innovativi, sia quelli di carattere più tradizionale) in un’ottica di “comunità” secondo criteri ispirati dai principi dell’economia circolare e della sostenibilità.

L’intento è di costituire un “nucleo di monitoraggio” che possa interagire con l’agenda politica ed economica della città metropolitana e definisca un programma di momenti di confronto con gli stakeholders con lo scopo di:

  • seguire l’evoluzione e analizzare l’efficacia, in termini anche occupazionali, dei progetti strategici di investimento oggi in campo sotto il profilo della modernizzazione del tessuto economico produttivo del territorio;
  • valutare l’evoluzione del patrimonio economico e del capitale umano e sociale del territorio;
  • valutare con maggiore profondità i processi di cambiamento economico attivi sul territorio.

L’incontro del 29 aprile 2015 dal titolo “Per uno sviluppo economico partecipato nella città metropolitana di Bologna” rappresenta il momento di avvio del processo e sarà seguito da altri due momenti di confronto da realizzare nell’autunno di quest’anno, uno un seminario di carattere analitico e informativo dal titolo “Il bilancio del capitale produttivo e finanziario nell’area metropolitana di Bologna” e l’altro di carattere partecipativo dal titolo “Al di là del PSM: dove andrà l’economia della città metropolitana?”

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Per saperne di più,

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