carta d’intenti

Le città rappresentano uno snodo cruciale del mondo in cui viviamo. Pur occupando solo il 2% della superficie terrestre, concentrano più della metà della popolazione mondiale e utilizzano il 75% delle risorse dell’intero pianeta. Il sorpasso è avvenuto nel 2007: per la prima volta nella storia la popolazione urbana mondiale ha superato quella delle zone rurali.

Nelle città si concentrano nuove ricchezze e nuove povertà. Sono spesso indicate come motori delle rispettive economie nazionali, ma in esse si concentrano criticità e problemi in una misura sinora sconosciuta, come la disoccupazione, la precarietà delle condizioni di lavoro e di vita, il conflitto con la popolazione immigrata, i rischi ambientali, la sicurezza, la discriminazione e la violenza di genere.

In Italia le città sono lasciate al proprio destino, e Bologna fra queste. A differenza dell’Unione europea e di molti altri Stati del continente, qui non esistono politiche urbane nazionali, se non in forma frammentaria ed episodica.

Il territorio del nostro Paese, privo di indirizzi regolatori, è sempre più in balia di logiche speculative che portano ad una urbanizzazione eccessiva e debordante anche nella nostra città e nella nostra regione.

L’idea del Laboratorio Urbano, come centro di interesse permanente sulle città, spazio comune di riflessione, partecipazione e di cittadinanza attiva, nasce dall’esigenza di confrontare tra di loro le diverse realtà e le migliori esperienze internazionali. Vanno prese in esame e messe in circolazione le idee più creative ed innovative, avendo la capacità di collocare costantemente progetti ed elaborazioni, che dovranno riguardare anche Bologna e la regione, in un quadro nazionale di riferimento.

Non pensiamo si possa dar vita ad analisi e riflessioni asettiche, bisogna avere dei valori di riferimento. L’idea che ci guida è che le città vadano restituite alle cittadine e ai cittadini, che il territorio debba tornare patrimonio comune, che vadano ripensate le modalità dello sviluppo, e che debbano essere trovati correttivi alla crescente diseguaglianza sociale.

Le città devono essere luoghi in cui si sperimentano forme più avanzate di convivenza civile tra culture ed etnie diverse. In cui si rafforza la sfera pubblica, vale a dire lo spazio nel quale l’esperienza dell’essere cittadino, le competenze e le capacità di giudizio vengono mobilitate non a scopi privati, bensì al fine del confronto sui problemi e sulle questioni che si generano nel vivere insieme, anche attraverso lo sviluppo di moderne pratiche partecipative.

Nelle città tutte le differenze, a partire da quella di genere, devono essere riconosciute, rispettate e valorizzate. Il welfare va preservato dalle politiche finanziarie restrittive del governo nazionale, ma deve rispondere meglio al mutamento dei bisogni sociali che è in atto da tempo. La sicurezza va garantita come uno dei beni in comune primari.

Le politiche pubbliche – nel campo della mobilità sostenibile, della riqualificazione urbana contro lo spreco di nuovo territorio, del risparmio energetico, del rispetto dell’ambiente, della formazione, della ricerca e della cultura – possono diventare un volano di nuovo sviluppo e di nuova occupazione, soprattutto per i giovani che soffrono la precarietà e l’impoverimento del reddito.

Cruciale è anche il nesso tra politiche della città e luoghi di produzione di conoscenza pubblicamente disponibile. Si tratta del nesso tra Università e città, ma anche dei rapporti tra scuola e territorio urbano che deve coinvolgere tutte le altre agenzie che contribuiscono alla produzione di conoscenza e di ricerca, come le fondazioni e l’associazionismo. Città e libera produzione e circolazione del sapere risultano strutturalmente connesse: occorre lavorare per promuovere pratiche che intensifichino, moltiplichino, consolidino tale rapporto.

L’innovazione deve guidare, al di là della crisi attuale, la creazione di nuovi settori industriali e di un’amministrazione più efficiente e vicina al cittadino, anche attraverso lo sviluppo delle nuove tecnologie digitali.

Le istituzioni di governo delle città vanno ripensate, anche nelle loro dimensioni territoriali e nella loro autonomia fiscale, conferendo potestà istituzionale e decisionale a municipi di rango paritario federati in “città di città” ed eliminando conseguentemente la cesura tra centro e periferia.

Il compito che ci proponiamo, oltre a produrre elaborati che potranno contribuire ad arricchire il dibattito sulle politiche urbane, è di contribuire a definire una proposta di legge sulle città, anche al fine di colmare il divario con gli altri Paesi dell’Unione europea che da tempo hanno intrapreso questa strada.

Bologna, 1 luglio 2010

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