Disallineamento delle Regioni: di questo ha paura il gioco

Nel famigerato accordo sul gioco, la linea del Governo risulta chiara, seppur consentendo alle Regioni ed agli Enti Locali di gestire i territori in sicurezza, ma “rispettando gli investimenti effettuati” dal mondo del gioco pubblico: questo “raziocinio regionale” non fa sentire gli operatori al sicuro e protetti come l’accordo sul riordino avrebbe dovuto fare. “Ancora più potere alle Regioni” è stata una manovra che secondo il “gioco” metterà ulteriori regole restrittive “basti che qualche Amministratore si alzi al mattino e decida che certe posizioni delle attività ludiche” vadano contro la salute pubblica ed il territorio.

Quindi, cosa è cambiato per le imprese che di gioco vivono? Non certamente la tranquillità, posto che esisterà sempre questa “spada di Damocle” che renderà l’attività commerciale ludica” un’impresa perennemente a rischio ed in balìa di decisioni “personali” delle Regioni. Prova ne è l’atteggiamento di alcune Regioni, che, seppur entrate nell’accordo sul riordino, non intendono allinearsi alle decisioni della Conferenza Unificata! E non sono fantasie di addetti ai lavori queste, ma semplicemente una presa di coscienza dopo dichiarazioni recentemente rese pubbliche appunto dalle stesse Regioni, da sempre contrarie al gioco pubblico ed ai casino online nuovi.

Il Governo, però, dovrebbe essere in grado di garantire primo il disinnesco di alcune normative vigenti sui territori, magari proprio con l’emanazione di questo tanto atteso decreto attuativo che tarda “troppo” ad arrivare, e poi dovrebbe “mediare ulteriormente” con le Regioni “ribelli” sugli stessi principi che sono stati sanciti dalla Conferenza Unificata. Ma, ad onor del vero, bisogna dire che, in attesa del decreto, il Governo non è rimasto del tutto immobile nei confronti del gioco pubblico, sua riserva di Stato.

Ha inserito alcune misure nella Legge di Bilancio e nel Decreto Fiscale che sono da spartiacque per ulteriori cambiamenti nel comparto: provando oltre che ad inserire qualche cambiamento economico ed erariale anche a risolvere le anomalie che potrebbero portare al tanto temuto disallineamento dagli accordi siglati che così preoccupa tutto il settore ludico. Sono due i provvedimenti importanti: la proroga della concessione per le lotterie istantanee (anche per garantire nuove entrate al bilancio dello Stato), e la proroga di un anno delle concessioni per le scommesse sportive ed il bingo, con i “famigerati bandi di gara” da effettuarsi entro il settembre 2018.

Questo ultimo argomento ha suscitato tanta perplessità: le scelte del Legislatore sulla proroga sono state criticate parecchio, poiché questa rimanda ulteriormente l’ingresso sul mercato di nuovi operatori del betting e rischia di mettere in difficoltà persino il comparto del bingo. Ma a fronte di queste decisioni, nel testo di legge in fase di approvazione in Parlamento, si è inserita una specifica previsione relativa agli Enti Locali: “Al fine di consentire le procedure di selezione, le Regioni sono tenute ad adeguare le proprie leggi in materia di dislocazione dei punti vendita del gioco pubblico, all’intesa sancita il 7 settembre 2017 in Conferenza Unificata”.

Questa specifica ben delineata vuole richiamare alla responsabilità le Amministrazioni Regionali in modo che si “adeguino e seguano” gli impegni presi in occasione dell’accordo: ma gli operatori del gioco non si sentono ancora garantiti, non “si fidano” degli Enti Locali, visto che gli stessi negli ultimi anni hanno messo in campo tutte le strategie possibili per mettere i bastoni tra le ruote del gioco… e ci sono proprio riusciti bene a mandare tutto questo comparto a gambe all’aria! Quindi, perché fidarsi?

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